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In merito al nodo energia PDF Stampa E-mail
Mercoledì 04 Giugno 2008 01:00
Come sempre accade quando non è a posto con la coscienza, Raffaelli in merito al nodo energia si spoglia dell’arroganza e della faziosità che ne contraddistingue l’azione amministrativa e cerca di adottare un profilo istituzionale che di certo non gli si addice e che mai come in questo caso rappresenta una scelta di mero opportunismo. E’ infatti facile essere bipartisan e blandire Berlusconi quando ci si deve far perdonare una non comune irresponsabilità, come quella che ha portato gli amministratori locali a dire no all’ipotesi di centrale da 800 megawatt, facendo fuggire tutti i possibili investitori nell’impianto e costringendo l’ Ast a scegliere la via dell’auto-produzione interna, sia pure in quantitativi minori del fabbisogno attuale e sempre autorizzazioni permettendo. Vale ancora la pena ricordare che il patto di territorio siglato nel 2005 è stato mantenuto in primis dall’azienda che ha triplicato gli investimenti e dal governo nazionale ma non dalle amministrazioni locali, del tutto incapaci di svolgere l’unico compito previsto dal protocollo firmato a Palazzo Chigi, cioè quello di garantire alla TK Ast le condizioni per un approvvigionamento più competitivo una volta scaduti gli sconti tariffari. In un momento in cui in tutto il mondo la cosiddetta economia immateriale segna decisamente il passo con le industrie che invece tornano ad investire a partire dagli Usa nei settori di base, acciaio e chimica in primis, trainati quest’ultimi dalla forte domanda proveniente dai paesi emergenti, risulta inconcepibile che Regione, Provincia e Comune di Terni non riescano mai a dare una risposta politica alle criticità del polo siderurgico ternano e delle aziende in generale, attendendo sempre che al loro posto si attivino altri e dando al sistema produttivo la netta impressione che dalle nostre parti non conviene radicarsi. Evidentemente non basta sapere che il caro energia sta producendo conseguenze finanziarie estremamente negative, così come non sembra sufficiente sapere da tempo che la ThyssenKrupp( ma anche i russi della Severstal) sta costruendo in Alabama uno stabilimento dalle capacità enormemente superiori a quello di viale Brin. Occorre darsi una svegliata e rimboccarsi le maniche per salvare un patrimonio industriale e occupazionale decisivo per il nostro territorio, i cui equilibri sociali di sicuro salterebbero in caso di nuove dismissioni. 04/06/2008 Federico Salvati, cons. com. PDL.